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“PERDUTI”, CARTA BIANCA A…

PIER MARIA BOCCHI

LUNEDÌ-MARTEDÌ 20-21 MARZO 2006 20.30—22.30

TROPICAL MALADY
di Apichatpong Weerasethakul
Tailandia/Francia/Germania, Italia/Svizzera 2004, 120 min., v. orig. sott. francese
Nella provincia thailandese, il soldato Keng (Lomnoi) si innamora del giovane Tong (Kaewbuadee). Dopo circa un’ora inizia un film nel film intitolato  A Spirit’s Path, dove Tong diventa un soldato nella giungla e Keng un uomo-tigre che vuole divorare lo spirito del primo. A una prima parte realistica, girata con lo stile semi-documentaristico dei lavori precedenti del regista, ne segue una più estetizzante (non mancano effetti digitali), nella quale il tema erotico è trascritto in chiave simbolica e fantastica e i ruoli di cacciatore preda si ribaltano e si confondono.
Al terzo lungometraggio e mezzo, il cinema di Weerasetakhul rimane sconcertante, ma cerca un approccio verso l’Occidente prima
mostrando una Thailandia rurale in cui nuovo e antico convivono, poi immergendosi in una natura lussureggiante e ripresa magnificamente.
La ricerca dell’estasi visiva e sensuale e i simbolismi arcani possono affascinare quanto respingere: di certo, comunque, il regista è molto meno naïf di quanto vuol far credere. Per la prima volta nella storia del cinema viene sottotitolata una scimmia. Applausi in Francia e premio della giuria a Cannes. Il titolo thailandese (“Strana bestia”) è più giustificato di quello internazionale. (da Il Mereghetti Dizionario dei film 2006)

THE ADVENTURE OF IRON PUSSY
di Apichatpong Weerasetakhul e Michael Shaowanasai
Thailandia, 2003, 90 min., v. orig. sott. inglese

Con The Adventure of Iron Pussy, Apichatpong Weerasethakul ha co-diretto (stavolta è scritto proprio così, nei titoli di testa;
il co-regista è Michael Shaowanasai) un divertissement trash e camp su un travestito che, in stile 007, deve sbaragliare i cattivi che vogliono impadronirsi del mondo.
Iron Pussy è un donnone con senso del dovere  e della famiglia, che canta e tira calci. I due registi confessano di aver voluto ricordare i vecchi film avventurosi tailandesi,
pieni di errori di continuità e di pressappochismo, che i loro genitori da adolescenti amavano vedere.
(Pier Maria Bocchi, Cineforum 445)

LUNEDÌ-MARTEDÌ 27-28 MARZO 2006 20.30-22.30

PERDITA DURANGO
di Álex de la Iglesia, con Rosie Perez e Javier Bardem
Messico/USA/Spagna, 1997, 126 min. v. orig. sott. italiano

La solitaria e arrogante Perdita Durango e il criminale Romeo Dolorosa si incontrano sul confine tra Stati uniti e Messico. Scocca la scintilla: la
loro passione li unirà in una spirale di violenza che sarà anche una discesa agli inferi. Lui è assassino, contrabbandiere e stregone della religione la Santéria:
con l’aiuto dello spiritato Adolfo, allestisce riti vudù con contorno di sacrifici, seguiti da un manipolo di disperati desiderosi di essere purificati, per
ingraziarsi la fortuna e la protezione delle divinità.
Perdita Durango fa a tocchettini la corda alla quale lo spettatore potrebbe aggrapparsi, e non gli lascia niente, solo un’ultraviolenza che nemmeno nel gore
più sfrenato. In questo, uno dei tre grandi lavori di de la Iglesia (gli altri due sono Muertos de risa e Crimen ferpecto; mentre il resto è a dir tanto trascurabile)
È realmente uno dei film più furibondi dell’ultimo decennio (almeno). Facciamo fatica a usare la parola: però se c’è un film geneticamente, endemicamente,
deontologicamente pulp, è Perdita Durango, senza dover insegnare nulla a nessuno, senza star lì a spiegare l’abc del genere, mettendosi in mostra con un’arroganza
invidiabile che non si ha tempo per fermarsi e ragionarci sopra un secondo. (Pier Maria Bocchi, Cineforum 447)

MYSTERIOUS OBJECT AT NOON
di Apichatpong Weerasethakul

Thailandia, 2000, 90 min. v. orig. sott. francese

Un’equipe televisiva va in giro dalla campagna thailandese a Bangkok domandando alla gente che incontra lungo il cammino di
proseguire la storia di un bambino handicappato ed il suo maestro.
“… non è facile spiegarsi il motivo del Mysterious Object che at Noon compare agli occhi del ragazzino handicappato, anche perché la sua specificità
muta. Il mito, in Mysteriou Object at Noon, si fa per mezzo di congetture intuitive, e si tramanda con parole libere da costruzioni. La leggenda del bambino nato da un
oggetto strano, una specie di stella, che poi si trasforma in altre persone (ma non se ne impossessa come un body snatcher), si propaga
attraverso l’intuito di chi la narra, che appunto intuisce i perché e i percome, ma di certo non li conosce”. (Pier Maria Bocchi, Cineforum 445)

LUNEDÌ-MARTEDÌ 3-4 APRILE 2006 20.30-22.30

BUFFALO SOLDIERS
di Gregor Jordan, con Joaquin Phoenix, Ed Harris, Scott Glenn, Anna Paquin
GB/Germania 2001, 98 min. v. orig. sott. italiano

1989, base militare americana Theodore Roosevelt, Stuttgart, Germania Ovest, poco prima della caduta del muro di Berlino. Il soldato Ray Elwood è annoiato dal tran tran quotidiano, e si tiene occupato come può: contrabbanda beni di consumo e gestisce un laboratorio per la preparazione di eroina, poi spacciata da altri.
Eccolo, il film nascosto, rimosso, taciuto. Buffalo Soldiers fu uno dei capro espiatori all’indomani dell’11 settembre. Che lo siano stati tra gli altri anche Danni Collaterali di Andrew Davis e il trailer di Spiderman poco interessa. Ma Buffalo Soldiers ha subìto una via crucis inaudita e stranamente diversa da quella dei compagni di sventura (per esempio, l’action à la Joseph Zito di Davis alla fin fine è uscito in sala, e poco dopo). Per anni, nessuno si è accorto di Buffalo Soldiers, tranne gli organizzatori e il pubblico del Noir in Festival di Courmayer del 2002, quindi quasi subito. Buffalo Soldiers rimase nello scantinato: anzi nell’armadio, dove di malavoglia indossò i panni che fu costretto a indossare, quelli dello scheletro.
(Pier Maria Bocchi, Cineforum 447)

BLISSFULLY YOURS
di Apichatpong Weerasetakhul
Thailandia, 2002, 125 min. v. orig. sott. inglese
Roong è inna
morata del birmano Min, che soggiorna in Thailandia illegalmente. Paga Orn, una donna più anziana, per prendersi cura di lui, mentre lei andrà a cercare un posto nel quale essere felici insieme.
In Blissfully Yours non c’è sistema di rappresentazione, né un’organizzazione filmica, c’è la più totale libertà sensoriale. È l’istinto
che fa muovere i personaggi. E dovrebbe essere l’istinto a far muovere l’occhio e la testa dello spettatore (critico).
(Pier Maria Bocchi, Cineforum 445)

Tutti i film saranno introdotti dalla presentazione di Pier Maria Bocchi

 

Pier Maria Bocchi è critico cinematografico di “Cineforum”, “Film Tv” e “Nocturno”, e collabora al Mereghetti. Dizionario dei film. È autore di La covata malefica – Gli orrori dell’infanzia nel cinema fantastico; Freakshow – Il cinema della difformità; Michael Mann; Guy Maddin; Jim Jarmusch – American Samurai; Agustí Villaronga; Mondo Queer – Cinema e militanza gay. Ha curato le ricerche e le interviste per il documentario Made in Hong Kong.